Lunghi cammini in convegno a Parigi

All’interno di un progetto europeo, cui l’associazione partecipa assieme a Seuil (Francia), Alba (Belgio), l’Università di Dresda e un’associazione tedesca, è stato organizzato a Parigi, il 21 settembre sIMG_7161corso, un convegno pubblico proprio sul tema del lungo cammino come strumento educativo e sul lavoro che Seuil in questo campo svolge da anni.

In attesa degli atti del convegno, riportiamo l‘intervento fatto da Isabella Zuliani, presidente dell’associazione Lunghi Cammini:

Grazie agli amici di Seuil per questo invito ma soprattutto per la fiducia e per la grande, preziosa collaborazione dataci fino a oggi e per quella che sappiamo darete nel prossimo futuro.

Brevemente, come siamo arrivati a oggi.

Io sono una privata cittadina e non lavoro né ho lavorato per istituzioni pubbliche italiane se non tanto tempo fa in ambito sanitario.

A giugno del 2014 ho visto su Avvenire, un quotidiano italiano, un articolo che raccontava dell’iniziativa di Bernard Ollivier. Intuito il valore di questa proposta, ho indagato per scoprire se anche in Italia ci fossero in atto esperienze di questo tipo.

Ho scoperto in rete che qualcuno aveva provato a smuovere le acque nell’ambito della giustizia minorile ma aveva trovato risposte scoraggianti dagli interlocutori istituzionali. Tempi lunghi, problemi di budget, ma soprattutto strumenti giuridici che sembrava ponessero ostacoli insormontabili all’applicazione in Italia di questo strumento.

A gennaio 2015 ho pensato di cercare più vicino per capire se queste difficoltà fossero veramente insormontabili e ho trovato la disponibilità ad ascoltarmi da parte della direttrice dell’USSM di Venezia (Ufficio Servizi Sociali per Minorenni), il servizio che in stretto collegamento con il Tribunale dei Minorenni di Venezia elabora e gestisce proposte alternative per i minorenni coinvolti in procedimenti penali.

Da subito la dottoressa Laura Rebesco ha visto la bontà di questa idea e ha ipotizzato che avremmo potuto lavorare insieme per provare ad arrivare a testarla con minorenni italiani, avviando una sperimentazione nell’ambito della “messa alla prova”. (quest’ultimo è un’istituto giuridico innovativo introdotto nella legislazione minorile italiana nel 1988; riprendo dopo questo punto).

Così, per quasi due anni, abbiamo lavorato sull’idea coinvolgendo altri operatori dell’USSM stessa, degli altriuffici giudiziari collegati e

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incontro con SEUIL 9 marzo 2016

vari operatori del privato sociale del territorio su cui l’USSM insiste. Un momento importante di questo percorso è stata la conferenza che abbiamo organizzato a Mestre a marzo 2016 con ospite il dottor Paul Dall’Acqua – direttore di Seuil.

 

A fine dello scorso anno abbiamo preso la decisione di attrezzarci per fare quanto ipotizzato fin dal primo incontro con la direttrice dell’USSM.

A questo scopo:

– abbiamo trovato la disponibilità delle risorse economiche necessarie per poter sostenere i costi di due cammini

– abbiamo costituito l’associazione Lunghi Cammini

– abbiamo presentato un progetto all’USSM, forti anche della promessa di collaborazione da parte di Seuil.

Dopo l’insediamento, a marzo 2017, della dottoressa Gemma Tuccillo a capo del Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità, la massima carica istituzionale in Italia nell’ambito della giustizia minorile, a fine maggio abbiamo pensato di chiederle un incontro per raccogliere il suo parere sull’idea. Il suo parere è stato positivo e il progetto, che era rimasto fermo a Roma per qualche mese, è stato approvato.

Ora quindi siamo prossimi alla prima partenza: Marco, accompagnato da Albero partiranno il 12 ottobre.

Vorrei approfittare per dare alcune ulteriori informazioni su due argomenti che ritengo determinanti in Italia per l’applicazione di questo strumento e la sua eventuale adozione in futuro

1 – come questo strumento risponda alle possibilità offerte dalla “messa alla prova”

2 – info sui costi normalmente sostenuti in Italia per minorenni in percorso penale

1 Cos’è la “messa alla prova”? Si tratta di un istituto giuridico introdotto con il D.P.R. 448/88 che consiste nella “sospensione del processo con messa alla prova del minore”.

Ai sensi dell’art. 28 comma 1, il giudice, sentite le parti, può disporre con ordinanza la sospensione del processo quando ritiene di dover valutare la personalità del minorenne all’esito della prova ….. Il processo è sospeso per un periodo non superiore a tre anni …. Con l’ordinanza di sospensione il giudice dispone l’affidamento del minore ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia in collaborazione con i servizi locali. Durante questo periodo il minore sarà sottoposto ad una prova consistente in un progetto di carattere educativo, al termine del quale il giudice, tenendo conto del comportamento del minore e dell’evoluzione della sua personalità, ne valuterà l’esito e, in caso positivo, pronuncerà sentenza di estinzione del reato; in caso di esito negativo, il processo proseguirà il suo normale svolgimento.

Ho estrapolato, dai documenti pubblicati nel proprio sito dal centro di documentazione toscano “Altrodiritto”, un saggio della dottoressa Graziella Ortu dove si riflette sulle aspettative generate dall’applicazione della Messa alla prova. Vengono evidenziate le caratteristiche che la possono rendere significativa: … si caratterizza per una natura pattizia, … è fortemente de-stigmatizzante, … è responsabilizzante, … ha un intento educativo, … ha una scarsa afflittività, … è una risposta “certa e attuale”, … vede un affiancamento continuo, … se con esito positivo comporta la rinuncia dello Stato a perseguire il suo reato…

Mi sembra si possa affermare che lo strumento del “lungo cammino”, così come vien declinato da Seuil in Francia, da Alba in Belgio (e da noi, nella sperimentazione che abbiamo avviato), corrisponda appieno a queste attese.

si caratterizza per una natura pattizia – richiede l’adesione al progetto da parte del/la giovane interessato/a, attraverso la stesura di un breve testo autografo di richiesta di partecipazione. Inoltre l’adesione si rinnova quotidianamente, nel corso dell’esperienza, poiché il/la giovane sa di poter interrompere quando vuole il percorso e l’attività richiede una partecipazione attiva tutt’altro che routinaria.

è fortemente de-stigmatizzante – l’esperienza è condivisa con un variegato mondo di camminatori/trici che nulla sanno dei suoi trascorsi e che gli/le rimanderanno continuamente atti di apprezzamento e stima per il percorso in atto;

è responsabilizzante – il compimento del cammino è nelle gambe, spalle… cuore e testa del giovane;

ha un intento educativo implicito che viene perseguito attraverso il rispetto di alcune semplici regole (applicate per tre mesi) e che libera il tempo e lo spirito così che il/la giovane possa accorgersi del proprio sé più profondo, delle proprie doti e risorse probabilmente sconosciute;

favorisce l’evoluzione della personalità del/la giovane;

ha una scarsa/nulla afflittività in quanto ogni giorno il/la giovane ha l’orgoglio di misurare il risultato della fatica compiuta;

è una risposta “certa e attuale”, caratteristiche auspicate negli interventi rivolti ai/lle giovani che, nel mentre del percorso penale, stentano a capire tempi e modi di quanto accade loro e di quanto viene loro proposto.

vede un affiancamento continuo (24 ore su 24) da parte di un adulto/a che a sua volta si confronta continuamente con le altre figure significative per il/la giovane in modo da avere garanzia del monitoraggio dell’esperienza;

il/la giovane “si guadagna” la rinuncia dello Stato a perseguire il suo reato e sarà consapevole in prima persona dell’impegno mantenuto, in un percorso che è sotto gli occhi di tutti.

2 – per quanto riguarda l’argomento dei costi, su cui facilmente si concentrano le prime obiezioni all’adozione di questo strumento, vi voglio citare uno studio pubblicato nell’importante lavoro edito nel 2013 da Gangemi in Italia, intitolato “La recidiva nei percorsi penali dei minori autori di reato” a cura del Dipartimento per la Giustizia Minorile – Centro Europeo di Studi di Nisida, dove il dottor Alessio Gili, statistico, presenta una ricerca sui costi normalmente sostenuti. Questo lavoro è stato commissionato grazie all’attenzione di quel momento sul tema “spending review”.

Ho fatto alcune fotocopie di questo capitolo (con il permesso del dottor Gili) per chi volesse prenderne visione.

In questo studio non si mira a misurare l’efficacia delle misure adottate ma solo eventualmente l’efficienza mettendo a confronto i costi sostenuti.

Il dottor Gili dopo una stima dei costi giornalieri di ognuna delle strutture utilizzate in Italia, calcola i costi complessivi sostenuti in 11 casi diversi che rappresentano le varie possibilità. Si evidenzia come i percorsi che prevedono la messa alla prova non costano mediamente di più dei percorsi che non la prevedono e comunque le cifre evidenziate ci mostrano come i costi dello strumento che noi proponiamo non siano fuori scala rispetto a quanto normalmente si spende, anche immaginando che non si sostituiscano ad altri costi ma vi si aggiungano.

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