Il viaggio di Mxxx: la ripresa e il rientro

Cominciamo dalla fine: Mxxx ha concluso il suo lungo cammino e qualche settimana dopo, intervistato da Isabella, ci lascia queste sue riflessioni 

E riprendiamo con ordine: lo avevamo lasciato all’aeroporto di Milano….

La scelta di interrompere è stata fondamentale, questa interruzione “ricentra” il ragazzo.

24 dicembre 2017: Siviglia, Milano, Mestre

Isabella e suo marito vanno all’aeroporto di Milano a prendere Mxxx per riaccompagnarlo a Mestre, Mxxx però non rientra in comunità: l’équipe educativa è consapevole che la sua volontà di arrivare fino alla meta non è mai venuta meno e che, nonostante tutto, in questi mesi di cammino si è potuto vedere in lui un’evoluzione positiva. Il periodo natalizio non è il migliore per trovare un nuovo accompagnatore, per fortuna il (nostro) mondo è pieno di persone generose e Fabrizio, che aveva già raggiunto come comarciatore Mxxx e Alberto, dà la sua disponibilità. Mxxx e Fabrizio passano il Natale insieme e partono il giorno successivo per riprendere il cammino da dove era stato interrotto. Il patto viene rinnovato con regole più stringenti che Mxxx si impegna a rispettare.

Ma è l’albergue dove stavano l’altroieri!” “Eh già, si riprende sempre da dove si è interrotto”

26 dicembre 2017: Venezia, Roma, Madrid, Zamora,

Da Madrid con il treno fino a Zamora, accolti da una demoralizzante pioggia leggera. La scelta è di tornare nello stesso albergue, anche se la regola dell’accoglienza prevede un solo pernottamento nello stesso posto. L’hopitalero è un americano dell’Idaho, volontario assieme alla moglie, e fa subito notare che il ragazzo è già stato lì qualche giorno prima. Fabrizio cerca di spiegare, in quello che lui definisce un improbabile inglese, che si tratta di un “problematic boy” e continua a parlare del progetto e delle esigenze educative…. forse la spiegazione è stata convincente o forse il fiume di parole ha stordito l’hospitalero, in ogni caso possono restare.

Io di esempio agli altri? Non avrei mai detto…. se solo penso alle cazzate che ho fatto… se solo penso a come ero due anni fa

27 – 31 dicembre 2018: El Cubo de la Tierra del Vino, Salamanca, San Pedro de Rozados, Fuenterroble de Salvatierra.

Continua la pioggerellina insistente, resa ancora più fastidiosa dal vento sferzante e freddo. La segnaletica letta al contrario imbroglia e costringe a camminare a lungo in direzione sbagliata, Dopo una ventina di chilometri Fabrizio e Mxxx raggiungono Calzada de Valcunciel, la tappa prevista, ma non c’è tanta stanchezza e un raggio di sole che fa capolino invita a proseguire e a chiacchierare. Fabrizio gli dice che questa avventura lo seguirà nella vita e sarà motivo di interesse e di esempio per molti e che deve essere orgoglioso di questa impresa. Mxxx lo guarda incredulo, ma contento.

Si cammina in salita, in direzione di Salamanca, che sorge su una collina. Passano attraverso una zona residenziale, villette immerse nel verde, recintate e tanti cani da guardia. Fabrizio, che ha paura dei cani, è all’erta: e se un recinto ha un buco e il cane esce? Mxxx invece si avvicina a un grosso cucciolo di pastore dei Pirenei e lo accarezza. Ha un feeling speciale con gli animali.

Arrivati all’albergue, scoprono che è gestito da un italiano di Varese, Mario. A Salamanca è previsto un giorno di riposo, così Fabrizio e Mxxx visitano la cattedrale, maestosa nelle sue ampie navate gotiche. Mxxx non sembra tanto coinvolto, è nervoso e il suo pensiero forse vaga altrove. Fabrizio è un po’ in pensiero, le città offrono sempre tentazioni…..

La mattina successiva ridiscendono sul ponte romano e di nuovo si ripresenta la difficoltà di imboccare la strada giusta, che si sta percorrendo in direzione contraria. Alla fine, le indicazioni ricevute li portano a percorrere la via asfaltata anziché il sentiero. Passano per un paese e, appena fuori, con sollievo incrociano il tracciato del cammino. Il percorso è stato però allungato di tre chilometri.

Il paesaggio si riempie di querce. Muriccioli di pietre a secco delimitano i recinti dei pascoli. Nei campi, numerosi bovini brucano l’erba. Attraversano proprietà private, aprendo e chiudendo numerosi cancelli e passando in mezzo a mucche e vitelli, con Mxxx che non sa se ridere o aver paura. Il sentiero sale e scende tra le colline.

A metà pomeriggio arrivano a San Pedro de Rozados, un dedalo di case basse e di stradine che sembrano deserte. Una ragazza sulla soglia di una casa li saluta sorridente: è la figlia del proprietario del bar-albergue del paese, che lo accompagna alla loro stanza.

Il mattino seguente è l’ultimo giorno dell’anno, il cielo è coperto e minaccioso, ma per i primi dodici chilometri almeno non piove. Una ripida salita li porta a quasi 1200 metri di altezza, dove dominano numerose pale eoliche, allineate fronte valle. In mezzo a queste, su uno sperone, il grande crocefisso posto da Padre Blas, parroco a Fuenterroble de Salvatierra.

Fortunatamente la strada è segnata e facile da seguire. La pioggia scende senza sosta, sono stanchi e Mxxx ha freddo e tossisce.

Man mano che si scende, la vegetazione si dirada e il vento sembra assumere più forza. La strada romana si fa più evidente e ai lati si scorgono numerosi miliari. Sempre sotto la pioggia arrivano alla meta. L’albergue è all’ingresso del paese. È un edificio grande; dal corridoio centrale si accede alla sala da pranzo/salotto, dove arde un caminetto e il calore crea un ambiente familiare. Al piano superiore si trova la canonica di Padre Blas. Mxxx, infreddolito, si mette sotto le coperte e si addormenta.

Padre Blas è un uomo sulla cinquantina, corpulento e di bell’aspetto. È affabile e accogliente. Ha creato l’ostello che può ospitare fino a cento pellegrini, ma lo frequentano anche parrocchiani, amici e varia umanità. Padre Blas li invita a condividere il cenone di capodanno con loro,

Alla tavola imbandita siedono in dieci e tutti sono impressionati e ammirati dall’impresa di Mxxx.

Mxxx tossisce per tutta la sera, è stanco e subito dopo mezzanotte va a dormire.

Dimmi la verità: l’hai fatto apposta a farmi camminare così tanto, vero?”

1 – 4 gennaio 2018: Fuenterroble de Salvatierra, Calzada de Bejar, Aldenueva del Camino, Carcaboso.

Sorpresa: alla mattina Mxxx ha la febbre a 39. D’accordo con Padre Blas, si fermano un altro giorno all’ostello. Colazione con tè, biscotti e, per Mxxx, aspirina. Fa tenerezza vederlo così inerme, disteso sul letto, febbricitante. Speriamo sia solo un raffreddamento dovuto alla pioggia. Mxxx resta a letto tutto il giorno, nutrito a tè, biscotti e ogni sei ore a paracetamolo. Nel pomeriggio la febbre scende un po’, forse non serve cercare un medico. La sera purtroppo la febbre è di nuovo a 38. se continua così domani bisognerà trovare un dottore.

La mattina Mxxx ha 37. si decide di aspettare fino a pranzo e dopo mangiato Xavier, un collaboratore dell’ostello, che assomiglia al tenente Garcia delle serie televisiva Zorro di tanti anni fa, li accompagna in macchina fino a Calzada de Bejar, in modo da recuperare i chilometri persi per la sosta forzata. Il paesaggio scorre veloce, ricorda la verde campagna inglese.

Si fermano all’albergue, Mxxx è svogliato, non ha fame, non è un bel segnale. Intanto arrivano due pellegrini in bicicletta, vengono da Salamanca e tornano a casa a Cáceres. Uno dei due parla italiano, perché ha fatto l’Erasmus a Napoli, in medicina, l’altro studia economia a Madrid.

La mattina dopo Mxxx sta meglio. Il cammino prosegue in una vallata stratta tra querce e ulivi. Qua e là vacche al pascolo e cani alla catena. Dopo il Puente del al Malena il sentiero diventa una salita impegnativa. L’ultimo tratto della strada è su asfalto o sul ciglio della strada. Mxxx, nella seconda parte del tragitto, grazie anche ad alcune barzellette di Fabrizio, riprende l’allegria. Arrivano ad Aldeanueva del Camino, dove, al centro del paese scorre un torrente scavalcato da un ponte antico a schiena d’asino, con un’unica campata. Intorno, alberi carichi di arance mature. Sono già nella regione dell’Extremadura e il clima è più mite.

La mattina successiva la giornata si annuncia più pesante: da quando è stato male, Mxxx ha un atteggiamento meno collaborativo; si comporta come se tutto gli fosse dovuto e fa solo quello che gli piace. Fabrizio gli dà una “registratina”, forse in modo un po’ brusco, e ripartono. Percorrono un tratto di asfalto e poi, nonostante la mancanza di segnaletica, trovano il cammino della via de la Plata. Attraversano numerosi pascoli, aprendo e chiudendo vari recinti, incrociando molte mucche e qualche pecora, camminano sul greto asciutto si alcuni torrenti quando, verso l’una e mezza, tra gli alberi si intravede la sagoma dell’arco romano di Caparra. Mxxx ci passa sotto senza neanche accorgersene, immerso nei suoi pensieri. L’arco è imponente, costruito in forma quadrangolare e segna altrettante direzioni. Faceva parte di una città romana di duemila anni fa, situata sulla strada che univa Mérida ad Astorga.

Il programma prevede di giungere a Oliva de Plasencia, una piccola deviazione dal percorso per non rendere troppo lunga la tappa. Ovviamente non ci sono indicazioni e i pochi visitatori del sito archeologico non sono d’aiuto. L’unica freccia indica Carcaboso, distante una ventina di chilometri. Fabrizio decide di prendere quella strada. Di nuovo pascoli e alberi di quercia secolari. Dopo una decina di chilometri arrivano a Ventaquemada, più che un paesino, un paio di case. Da lì preferiscono prendere la strada asfaltata ed evitare il sentiero più difficile e fangoso che attraversa il bosco. La strada sembra non finire mai. Comincia a fare buio e la meta è ancora lontana. Una macchina si ferma e chiede se vogliono un passaggio: alla guida una giovane e bella signora che racconta di aver viaggiato molto e di essere stata due volte a Venezia. Stanchissimi, accettano con gratitudine e finalmente arrivano all’albergue di Carcaboso. A cena Mxxx è loquace, vuole riallacciare con Fabrizio dopo una giornata un po’ freddina tra loro. Commentano con orgoglio i 45 chilometri percorsi in giornata. Mxxx chiede: “dimmi la verità, l’hai fatto apposta a farmi camminare così tanto, vero?”

Questi sono matti!

5- 10 gennaio: Carcaboso, Galisteo, Grimaldo, Cañaveral, Casar de Cáceres, Valdesolar, Alcuéscar.

Alla mattina, sveglia con calma, la tappa è breve, perché in alcuni centri gli albergue mancano o sono chiusi in questa stagione. Il cielo è coperto e annuncia pioggia, Per non rischiare di camminare nel fango Fabrizio e Mxxx vanno sull’asfalto. Passano er un paesino e subito comincia a piovere. Mantellina, cappuccio allo zaino e passo lesto. Superata una curva, si intravede la cittadina di Galisteo, posata in cima a una collina. È di origine romana e sorge sul tracciato dell’antica calzada, che da Mérida conduceva ad Astorga. La circondano delle mura che risalgono alla dominazione araba.

Si spera che l’epifania non porti pioggia! Infatti, la giornata è uggiosa, ma senza acqua, anche se fa più freddo del giorno prima. Dopo una serie di consultazioni con gli avventori del bar circa la strada da prendere, Fabrizio e Mxxx inforcano la caretera e raggiungono Riolobos. Mxxx è ciarliero, racconta che avrebbe voluto una vita normale, una vera famiglia, ma il destino… Allora Fabrizio: “In culo al destino che è stato stronzo con te. Impegnati e dimostra al mondo che non ti fai condizionare da niente e da nessuno. Ma pensa all’impresa che stai compiendo! Quanti a 17 anni hanno fatto a piedi 1700 chilometri? Hai un curriculum di tutto rispetto.” Mxxx si illumina di soddisfazione: “Non credevo di essere capace di fare tutto questo. Eppure sono alla fine”

Proseguono ancora qualche chilometro e arrivano a Holguera. In un negozio comprano del pane, del salame e il tè preferito di Mxxx. La cassiera e i clienti presenti restano stupiti quando capiscono che Mxxx e Fabrizio vengono da Roncisvalle. È sempre difficile spiegare che si sta facendo il cammino a ritroso. Non lo dicono, ma lo sguardo è chiarissimo: questi sono matti!

Fuori del paese c’è una chiesetta bianca dedicata a San Marco e subito si parla della storia di Venezia, del Cristianesimo.

La strada prosegue sull’asfalto con una salita che si fa sempre più ripida, gira poi per campi verdi e pascoli e giunge finalmente a Grimaldo. L’ostello è piccolo e freddino, ma carino.

Dal barista apprendono che a Embalse de Alcántara, la tappa prevista per il giorno successivo, non c’è nessun albergue aperto. La tappa successiva è Casar de Cáceres, distante più di 40 chilometri. E la domenica non ci sono autobus! L’unica soluzione è accorciare la tappa a Canaveral, distante una decina di chilometri e allungare i chilometri da percorrere il giorno successivo.

Lunedì 8 gennaio non piove, non nevica e non fa tanto freddo. Lo sterrato è fangoso e dunque di nuovo si cammina sulla caretera asfaltata. Embalse de Alcántara è una piccola stazione balneare sul lago con uno splendido panorama. Lungo la strada Fabrizio e Mxxx incrociano un altro pellegrino, un coreano, che sta percorrendo il cammino in direzione giusta, verso Santiago. La strada prosegue in salita, ogni curva ne nasconde un’altra. Finalmente si arriva. L’albergue, spazioso ma freddo, ospita una giovane pellegrina tedesca, che viaggia con un asino comprato a Granada.

Anche il giorno successivo si cammina in parte sull’asfalto, accompagnati dalla pioggia. Da Valdesolar Fabrizio e Mxxx prendono lo sterrato. Il tempo è minaccioso, ma al momento non piove. Camminando tra campi e pascoli viene loro incontro una coppia. Sono francesi: un’adolescente delle Bretagna accompagnata da una parigina. Sono dell’associazione Seuil! Vengono da Siviglia e camminano verso Santiago. Si fanno una foto insieme da spedire a Paul, il direttore di Seuil.

La mancanza di segnaletica costa una deviazione di qualche chilometro e nel frattempo piove. Sembra andare tutto storto: all’albergue di Alcuéscar, la “casa della Misericordia”, Fabrizio e Mxxx non possono essere accolti, perché Fabrizio non ha l’attestato di affido del ragazzo, avendo sostituito il precedente accompagnatore. Per fortuna trovano riparo dalla signora Dorotea, una tedesca un po’ eccentrica, con una casa pena di strumenti musicali: chitarre, flauti, arpe e perfino due gong coreani!

Per vincere la guerra è necessario vincere tante piccole battaglie

11 – 15 gennaio 2018: Aljucén, Mérida, Siviglia, Venezia

La mattina si riparte senza fretta, su una stradina che diventa subito sterrata, senza incontrare anima viva per qualche chilometro, a parte i soliti cagnoni bianchi. Alla biforcazione il dubbio: in quale direzione andare? La guida non è di grande aiuto per chi percorre la via a ritroso e non verso Santiago. Seguire la strada principale sembra essere la decisione più logica, ma si rivela un grande errore: nessuna segnaletica e dopo qualche chilometro lo sterrato diventa bagnato e fangoso. Ritrovano un torrente, un punto di orientamento, e ne seguono il corso. Mxxx e Fabrizio sono stanchi e preoccupati. Senza tanto rumore, da un cespuglio sbucano una decina di cinghiali. Un attimo di paura, subito sciolto: gli animali corrono nella direzione opposta e in pochi secondo scompaiono come inghiottiti dalla vegetazione. Alcuni caseggiati accostati indicano che sono nelle vicinanze di una finca, una fattoria, e Fabrizio spiega a Mxxx che una finca  è una grande proprietà terriera che può comprendere anche centinaia di ettari di bosco, coltivato e allevamenti. La casa padronale sorge al centro, circondata dagli alloggi dei lavoranti e delle loro famiglie, dalle stalle e dai granai, Passano vicino all’azienda agricola, neppure l’abbaiare di un cane. Poco dopo, davanti a loro una grande cancellata chiude la strada e, oltre quella, la freccia gialla che indica il cammino. Uno dopo l’altro scavalcano il cancello. Da lontano scordono Aljucén.  Le chiavi dell’albergue si trovano, come al solito, dal barista. Il paese è deserto, gli unici abitanti sembrano essere gli avventori del bar.

La tappa del giorno dopo è breve, non serve svegliarsi presto. All’uscita del paese prendono la statale e fino a Mérida incontrano sì e no una decina di automezzi. C’è tempo per parlare un po’ di tutto, ormai si è instaurata una certa fiducia tra i due. Sono già alle porte della città, attraversano un ponte romano sul fune Guardiana, parallelo ai resti ben conservati di un acquedotto romani a tre arcate sovrapposte. L’albergue è poco lontano, in riva al fiume: si tratta di un mulino riadattato. In un lungo stanzone ci sono sedici posti letto a castello. L’ambiente è freddo anche qui.

Un giro in paese in attesa dell’ora di cena, La piazza principale è circondata da aranceti carichi di frutti maturi. Nessuno li tocca e naturalmente neppure Mxxx e Fabrizio si azzardano a farlo.

La mattina dopo sveglia un ritardo: Fabrizio si era messo i tappi per non sentire uno degli altri due pellegrini presenti in albergue, che russava alla grande. Pioviggina mentre si affrettano alla stazione degli autobus per prendere la corriera che porta a Siviglia, dove stanno due giorni prima di rientrare in Italia.

Siviglia è un labirinto di stradine e piazzette, che, come a Venezia, sono strette e intricate e rendono l’orientamento difficile. Non per Mxxx, che ha una grande capacità di memorizzare punti di riferimento e uno spiccato senso dell’orientamento che gli fa ritrovare la strada con facilità.

Il giorno successivo, domenica, è di riposto e dedicato alla visita della città. Arrivati alla cattedrale, Fabrizio propone a Mxxx di darsi due ore di reciproca libertà. “Ma mi vuoi scaricare?”, domanda sorpreso. “Assolutamente no”, risponde Fabrizio, “era per liberarti un po’ dalla presenza di questo vecchio…” “A me non dispiace stare con te, sol la sera mi prende il magone”, ribatte Mxxx, ” perché avrei viglia di divertirmi con i miei coetanei, di andare in discoteca…”.

La città è piena di tentazioni, Mxxx ha anche un po’ di soldi che Fabrizio gli ha dato per comprarsi da mangiare. È giusto però accordargli della fiducia. E più tardi si scopre che era ben riposta, Mxxx restituisce il resto al centesimo e racconta che, attraversato un parco, ha avuto forte la tentazione di comprarsi del fumo, ma poi, ripensando al ragionamento fatto il giorno prima sul sacrificio, ha resistito. Bravo Mxxx! Per vincere la guerra è necessario vincere tante piccole battaglie. E Fabrizio gli ricorda che anche lui sta facendo astinenza: in solidarietà con Mxxx non beve neppure un bicchiere di vino.

È l’ultimo giorno in Spagna. L’indomani, alle 13, raggiungono in aereo Madrid e poi Venezia.

… come tornare dalla luna alla terra….

 

sono orgoglioso di aver portato a termine questo progetto e mi piacerebbe che altre persone potessero provare queste emozioni.

16- 19 gennaio 2018: Mirano, Post cammino

Il post cammino viene organizzato presso il Villaggio Solidale di Mirano, che con grande disponibilità e generosità ci ospita per quattro giorni. È un momento di “decompressione” importante, pensato per accompagnare il rientro alla vita “normale”. C’è spazio per incontrare l’équipe educativa e cominciare a rielaborare quello che si è vissuto, a capire cosa si è guadagnato.

ho imparato ad apprezzare le piccole cose quotidiane, che di solito si tende a trascurare.

Gli incontri servono anche a condividere un progetto per il futuro, a guardare avanti e porsi degli obiettivi raggiungibili. È indispensabile e non certo facile. Ma chi è riuscito a percorrere a piedi quasi duemila chilometri sa che ce la può fare.

Gli ultimi giorni sono risultati più pesanti di quello che mi aspettavo, tra la stanchezza dei viaggi, il rientro in comunità, gli obiettivi che mi sono impegnato a mantenere e i rapporti da riallacciare…. mi sento ancora un po’ confuso, ma tutto sommato va bene e andrà bene. Ho fiducia nell’iniziare un “nuovo capitolo” della mia vita.

 

 

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