Raccontiamo il cammino di M2 e Fabrizio, nieto y abuelo

Il cammino di M2 e Fabrizio ha suscitato l’attenzione della stampa, nazionale e non solo, grazie soprattutto all’articolo di Giulia Busetto (su Gente Veneta e Il Corriere del Veneto), perché era la prima volta in Italia che una marcia educativa veniva inserita in un programma di messa alla prova.

Per avere una panoramica sugli articoli apparsi, scegliete nel menù la sezione “stampa”per seguire il racconto, continuate la lettura di questo articolo.

Alla fine del cammino, rientrati in Italia, Isabella ha intervistato Fabrizio. Clicca qui per sentire cosa si sono detti.

Riprendiamo il racconto del cammino di M2 e del suo accompagnatore, Fabrizio. Li avevamo lasciati a Mérida, ma ancora tanta strada c’era da fare….

Le tappe da Valdesalor a San Pedro de Rozados si sono caratterizzate per un percorso montano. C’è stata una progressiva ascesa fino a toccare i 1196 metri sul livello del mare, superando il “Pico della Dueña” tra Fuenterobble de Salvatierra a San Pedro de Rozados. Un paio di ripide salite si sono aperte poi in altrettanti altopiani con bellissime viste. Particolare quella sull’Embalse (lago, invaso) de Alcántara . Il cammino alternava il passaggio tra boschi di querce e pascoli di bovini, con grandi distese di coltivato a frumento. Molti i cancelli da aprire e richiudere. Nella tappa tra Aldea del Cano e Calzada de Béjar si entra nella regione di Castiglia e León, lasciando l’Extremadura dopo aver attraversato il sito archeologico romano di Caparra con il caratteristico arco quadriportico. Nessun animale selvatico ad eccezione di un timido leprotto subito fuggito via. Interessante la vista di un bell’esemplare di upupa, uccello dalla tipica cresta.

Ben segnato il camino ad eccezione dell’uscita da Galisteo. A causa dei lavori dell’alta velocità spesso bisogna camminare sull’asfalto; per fortuna il modesto traffico automobilistico rende agevole il percorso.
Nonostate sia già maggio, in tutto il percorso fa freddo; subito dopo Aldeanueva trovano perfino residui della nevicata del giorno prima!

Fabrizio per fortuna ha risolto il problema vesciche e M2 sembra reggere molto bene lo sforzo del cammino.
I maggiori problemi si hanno sempre negli albergue municipali dove qualche volta difetta la pulizia. A Valdesalor addirittura si imbattono nelle cimici da materasso. Morte, per fortuna!
Alcuni AM (albergue municipali) si stanno traaformando in AT (albergue turistici). Pare che questo sia l’indirizzo della Junta de Extremadura per tutti gli AM: gestione privata, migliore offerta ma prezzi più alti. In ogni caso, buona l’accoglienza, la cortesia e la pulizia! Da segnalare l’ostello di padre Blas, a Fuenterobble de Salvatierra, dove, sempre a donativo, offrono anche cena e colazione condivisa convivialmente.

Con alcuni pellegrini si riesce ad stabilire un rapporto più intenso, perché si cammina insieme per più tappe. I nostri fraternizzano anche con un italiano, assieme a cui camminano per qualche giorno, un tipo simpatico, basso di statura, ma con uno zaino enorme!

Una sera la guardia civil bussa bella casa privata dove sono ospiti e chiede di questo Giuseppe. Dopo un po’, pregano M2, che ha un vero talento per le lingue, di aiutare a fare da traduttore. Pare che la guardia civil voglia solo conoscere le intenzioni di viaggio di Giuseppe per paura che lasci l’Europa! E ai poliziotti che ringraziano M2 per il servizio reso traducendo, questi risponde: “todo por la patria” (che è il motto della guardia civil, come per i nostri carabinieri è “nei secoli fedeli”), guadagnandosi così la stima del maresciallo (qui Fabrizio ha usato un altro termine, non proprio lusinghiero, sulla capacità di M2 di ingraziarsi le guardie…). Comunque Giuseppe è libero di riprendere il suo cammino e M2 e Fabrizio sono ancora un po’ perplessi…..

Fabrizio confessa che ogni tanto ha un po’ di nostalgia per il mondo lasciato in Italia e sente un po’ di tensione per la responsabilità di accompagnatore, ma poi si riprende. M2 regge bene l’astinenza e quando avverte disagio ne parla con Fabrizio, come gli ha consigliato Matteo, così da sdrammatizzare il problema. M2 si assume qualche responsabilità, come la gestione della cassa per un’intera settimana, compito che svolge con cura e impegno.

A Salamanca li aspettano due giorni di riposo: uno da programma e uno per la visita del “Direttore del cammino”,  Matteo Vercesi.
Il percorso poi riprende salendo e scendendo le colline da Salamanca fino a Zamora da dove inizia una costante salita fino a toccare i 800/900 m di altitudine, attraversando per la maggior parte campi coltivati a frumento, soprattutto nella “tierra del pan” fino a Tábara, dove l’hospitalero ha servito a tutti i pellegrini “sopa Castigliana e riso alla Zamorana” in un clima di fraterna condivisione. Poi boschi e pascoli nell’altopiano di Sanabria. Fa ancora freddo e il vento gelido rappresenta un fastidio continuo.

A Granja de Moreruela, Fabrizio e M2 lasciano la “Via de la plata”  per impegnare la “Sanabrese”.
Interessanti le rovine di un castello del Xll secolo dominanti un’embalse dall’acqua azzurra, dopo Montamarta. Tutto il percorso li vede attraversare più volte l’AVE (alta velocità) in costruzione che sta modificando profondamente il vecchio tracciato del “Camino”, costringendoli perfino a superarla attraverso un tubo di scolo acqueo, a causa di una deviazione.
M2 fa amicizia con una coppia di danesi, insegnanti in pensione, che si dedicano al volontariato (la qual cosa stupisce -positivamente- M2) e Fabrizio con una coppia di Tolmezzo.

Non si sa da quando, ma, un po’ per evitare spiegazioni non sempre semplici, un po’ per ovviare sguardi indiscreti, M2 e Fabrizio cominciano a presentarsi con nieto e abuelo, nipote e nonno, e un po’ mezzi parenti sembrano diventati davvero, con la complicità che un buon nonno può avere con un buon nipote. Qualche volta torna perfino utile, quando un hospitalero, commosso dalla premura del nipote, offre una sistemazione molto più comoda dello stanzone comune con tanti pellegrini!

Stare insieme 24 ore al giorno, delle volte da soli perché si attraversano paesini deserti, non è facile, crea tensione e attrito, l’importante è riuscire a gestirli! Se si passa nelle grandi città, come Salamanca, invece la tentazione è dietro l’angolo: è facilissimo trovare del fumo, ma finora M2 è stato capace di parlarne con Fabrizio e di superare in questo modo il momento di difficoltà. Con Fabrizio si è instaurata una certa confidenza oramai e M2 si apre, racconta di sé, butta un po’ fuori il dolore e la rabbia che si porta dentro.

Le tappe da S. Marta de Tera a Ourense sono impegnative, con una media giornaliera di oltre 21 km, passando dai  34,5 km,  da A Gudiña a Laza, ai 12 km, da Laza ad Alberguería. La tappa corta è dovuta alla decisione di saltare il riposo ad  Asturianos, per consentire una sosta a Puebla de Sanabria, cittadina interessante da visitare, diluendo nel contempo le fatiche di una tappa da 27 km.  Anche qui il dislivello da percorrere è impegnativo, con  salite  fino ai 1350 m. del passo Padornelo. Il paesaggio, qui in montagna, è boscoso, si attraversano querceti, pinete, ma anche vasti spazi a cespuglio di ginestre di colore bianco e giallo, puntellati dal viola dell’erica.   M2 ha il piacere di guardarsi per un attimo negli occhi con un giovane cervo dalle corna vellutate, subito inoltratosi tra la vegetazione. Incontrano anche due piccoli di cervo ancora con il manto scuro.

Durante la sosta a Puebla de Sanabría visitano il castello medievale, per l’entusiasmo di M2 che si diverte a salire e scendere dai torrioni e dai camminamenti di guardia. Anche se il cielo rimane nuvoloso, per fortuna non piove. Preoccupano invce i numerosi cani sciolti, alcuni purtroppo non proprio mansueti…
Fabrizio e M2 hanno anche modo di tenere alta la bandiera della cucina italiana in alcuni albergue, preparando per loro e per altri pellegrini pasta aglio, olio e peperoncino e pasta alle verdure, che sono state graditissime!
La stanchezza si fa sentire, ogni tanto M2 sbotta in maniera pesante. Fabrizio è abile ad aspettare che l’irritazione scemi per riprendere M2 e discutere con lui in modo più sereno delle difficoltà.

Il successivo riposo è ad Ourense, dove i nostri si concedono un bagno in una piscina termale pubblica che si trova nel centro della città e che è frequentata regolarmente dagli abitanti.

E poi…. arrivo a Santiago, traguardando 1008 km di percorso, e poi ancora verso Finisterre, sempre per forti salite e discese, quasi sempre su sterrato in buone condizioni nonostante il maltempo, che li accompagna con frequenza.  Fabrizio è un esperto di piante e non smette di segnalare a M2 le varie specie che incontrano: colline tra boschi a vegetazione mista e pinete, i boschi ad eucalipto, prati ad erba alta e lungo i cigli dei sentieri la purpurea “digitalis”, un bel fiore a gambo lungo con tante campanule. Più rari i campi coltivati e i bovini al pascolo. ma numerose stalle con mucche da latte, che spandevano un olezzo non proprio gradevole, specie di mattina. In ogni dove i caratteristici granai galiziani, in granito.
Non può mancare la visita alla città di Santiago e in particolare alla Cattedrale. M2 dimostra molto curiosità verso monumenti o luoghi storici. A Finisterre, l”immensità dell’oceano, il senso di pace e tumulto, che esso emana conquistano M2, affascinato da questi panorami mozzafiato.

Continuano le condizioni atmosferiche avverse e il percorso si snoda da Finisterre, sulla costa atlantica, alla montagna, lungo il Cammino Francese, affrontato a ritroso.

Si attraversano boschi e campi di un verde intenso a causa della continua umidità. Infinite felci dalle lunghe foglie  a formare il sottobosco.  Spesso il sentiero si trasforma in un tunnel di alti alberi: eucalipti e querce all’inizio, pini e castani, spesso centenari, più avanti. Il tracciato è facile da individuare grazie ai  numerosissimi i pellegrini che camminano in senso opposto, anche se una disattenzione costa un desvio di 6 km in più, prima di Melide.

Tra le colline prima di Portomarín, sono testimoni di un parto bovino: una mucca dà alla luce un vitellino, da sola, in mezzo ad un prato vicino al sentiero. Con emozione osservano le cure della madre verso il neonato che a fatica tenta di alzarsi in piedi.

La pioggia rende fangoso e sdrucciolevole il sentiero, così ogni tanto sono costretti a scegliere la strada asfaltata.
Il Camino francese è particolarmente frequentato in questo periodo dell’anno e questo significa ostelli affollati e pellegrini spesso chiassosi. Tanta e varia umanità offre comunque l’occasione di socializzare e M2 non se la lascia scappare.

Sono passati più di due mesi, la fatica si fa sentire e l’irritabilità cresce, anche da parte di Fabrizio, che mal sopporta certi atteggiamenti, come la tendenza di M2 a trascorrere del tempo in bar. Il rapporto però è cresciuto in queste settimane, i toni possono essere “caldi”, ma a mente fredda poi M2 e Fabrizio sono capaci di discuterne pacatamente. Ci vuole tempo, fatica e fiducia per imparare l’arte del confronto!

Piano piano si stanno avvicinando a León, il traguardo del cammino, che in questi ultimi giorni si svolge praticamente tutto in montagna, con grande fatica fisica per le continue salite e discese, che i nostri affrontano con il consolidato stoicismo. Raggiungono il punto più alto dell’intero cammino: Cruz de Hierro a 1500 metri di alatitudine. Dalla Galizia, appena superato O Cebreiro, ritornano nella regione di Castiglia e León.

Grazie al bel tempo i tratti in sterrato sono in ottime condizioni, consentono un buon cammino e lasciano godere i magnifici panorami.

Cespugli giallo/bianchi di ginestre lilla/viola di eriche punteggiano il cammino. Non si incontrano animali selvatici, fatta eccezione per alcuni conigli, forse a causa dell’eccessivo passaggio di pellegrini.

M2 si entusiasma particolarmente per la visita al castello Templario di Ponferrada e al Palazzo del Vescovo, di Antonio Gaudì, di Astorga.

A La Faba sostano in un albergue parrocchiale gestito da tedeschi; lì li raggiunge Francesco per un concammino di 5 giorni, una sorta di tirocinio per prepararsi ad essere accompagnatore. Porta una ventata di freschezza e allegria che i nostri apprezzano molto.

Apprezzano un po’ meno invece la fastidiosa la presenza dei soliti pellegrini turisti, che affrontano il cammino con uno spirito ben diverso da quello che ci si aspetterebbe. Tante persone però offrono, specie per M2, occasioni di incontro e gradevoli conversazioni.

La meta si avvicina e tutte le fatiche vengono “al pettine”. La stanchezza fisica e quella psicologica si fanno sentire e si cerca di contenere ogni possibile divergenza evitando al massimo confronti anche solo di banali opinioni, per paura che la relazione possa degenerare. Fabrizio e M2 ne sono consapevoli e si impegnano per terminare positivamente il cammino. In un’occasione M2 non si controlla, la stanchezza ha il sopravvento, ma la mediazione di Francesco e del responsabile di marcia, Matteo Vercesi, riportano in breve tempo il rapporto nei binari giusti.

È il momento di rientrare in Italia. Alcuni giorni di post cammino per far “decantare” il cammino, poi la festa con l’associazione, l’avvocata, i servizi e la famiglia. Si torna alla vita normale, questa volta con un progetto e un obiettivo da raggiungere, sapendo di essere in grado di fare grandi cose.
 

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