Continua il racconto di Massimo, accompagnatore di H.

Massimo, accompagnatore di H., ci aveva promesso un racconto a puntate della loro esperienza ed ecco la quarta e penultima puntata (per leggere le altre puntate clicca qui)

4. Separazioni e lentezze

16-23 dicembre 2017 / Monte de Gozo –Finisterre

C’era una volta una storia che parte da un punto e arriva ad un punto, in un tempo in cui c’è una tale urgenza di essere grandi che non si può vedere l’essere piccoli: la storia tra me e H. era giunta all’appuntamento con la separazione.

Prima o poi arriva questo appuntamento: siamo ad un giorno di cammino dalla nostra meta, Santiago de Compostela. Distrutti dopo una mega tappa per arrivare più vicino, vediamo già la città dal monte in cui dormiamo (Monte de Gozo). Anche se non ce lo diciamo, si sente odore di fine e separazione. Ma H. mi sorprende, vuole vedere cosa c’è di là del nostro legame e alla mattina presto mi dichiara “io vado da solo”.

Gli dico di no, perché sono responsabile per lui e non ha un cellulare per rintraccciarlo, per di più siamo vicini ad una città (Santiago) ben più grande di quanto incontrato finora. Mi chiede una sigaretta e poi…Senza farsi vedere se ne va!

Non lo trovo più, diramo la notizia della sua scomparsa tra gli amici nel cammino e chiamo l’Italia per avvisare dell’evento. Intanto accelero il passo verso Santiago, ma allo stesso tempo mi dico lo troverò. Giungo davanti alla Cattedrale e lo cerco: è lì, trionfante, mi viene incontro con la Compostela già timbrata dichiarando di essere stato uno dei primi della giornata. Mi arrabbio e gli faccio capire che la sua fuga era grave. H. permaloso come è, non accetta la non celebrazione del trionfo e fa l’offeso per tutto il giorno. Oggi, che scrivo quasi ad un anno di distanza, ricordo che questo episodio mi è venuto a trovare più volte: vero la sua trasgressione al patto del cammino c’è stata.

Ma lui ha spolverato in me un ricordo: quando mi sono interessato al mondo educativo tempo fa, mi ero votato ad una educazione libertaria e ora…? La responsabilità era scivolata nel controllo? Lo scopo del mio accompagnarlo era renderlo competente alla libertà e ora? Lo controllo o sono preoccupato per lui? H. mi dice “volevo solo dimostrare che ce l’ho fatta da solo”. Quante volte alla sua età ho sentito il controllo adulto come impedimento all’iniziativa? Beh ora me l’aveva fatta: solo in seguito in Italia gli riconosco che quel gesto anche azzardato aveva un senso e vedo come crescere passa attraverso le trasgressioni. Penso tutt’oggi che io ho fatto bene ad arrabbiarmi, lui ha fatto bene a trasgredire e ricordo con piacere quando a giugno dell’anno dopo, ci siamo rivisti, H. mi ha detto “peccato non aver festeggiato assieme quella vittoria”. Qui è lui che ha guidato me.

Comunque aveva sigillato qualcosa: eravamo arrivati. La gioia anche se a distanza tra noi, veniva celebrata in gruppo.

Si sentiva anche la magia di un giorno particolare, un giorno che probabilmente non avremmo dimenticato e penso che H. abbia sentito che aveva fatto qualcosa di grande, dopo aver atteso e faticato. La stessa Santiago e le sue luci ricordavano questo.

Ma la separazione diviene il tema degli ultimi giorni in Spagna fino a Finisterre. Con quel suo gusto amaro e malinconico, ma anche che consente di veder le differenze. Decido che camminare separati rispetto al gruppo in accordo con Matteo Vercesi, il coordinatore del cammino, è il tema degli ultimi giorni. Dovevamo prepararci anche a salutare le tante relazioni costruite e mi ero accorto che H. le inseguiva e ritmava le tappe per raggiungerli, ma da lì a pochi giorni i nostri destini si sarebbero separati. Non solo la paura del vuoto e del silenzio lo perseguitava, quindi assediava ognuno di parole. Il silenzio se c’è, è dedicato al bambino offeso e ritirato. Quindi separazione, silenzio sembrano un buon esercizio. Così siamo stati un giorno in più a Santiago, così gli altri partivano un giorno prima e saremo stati più soli prima del rientro in Italia. H. per un po’ ha scalpitato ma poi c’è stato. Mi sarebbe piaciuto che si fermasse a sentire cosa aveva fatto per se stesso, ma forse gli chiedevo troppo. Ricevevamo messaggi al cellulare degli altri e non li vedevamo più fisicamente.

Sentivo che H. ora non aveva più paura della fatica anzi era infastidito della mia lentezza: sempre nell’idea che prima finisce la fatica, meglio è. Ma questo ha messo in luce un’altra separazione tra me e lui: siamo di due generazioni diverse. La mia lentezza era anche il mio ritmo, la sua frenesia era supportata anche dai suoi 16 anni. Abbiamo litigato, patteggiato, negoziato, ci siamo sopportati su questa differenza ma ci abbiamo anche fatto pace: la nostra diversità era la nostra ricchezza, non restava che integrarla. Le lentezze mi consentivano le riflessioni che la sua precipitosa voglia non permettevano, la sua energia mi ricordava una novità che sopraggiunge e deve raccontare qualcosa di inedito. Questo tira e molla ci ha ritmato fino al volo di ritorno ma ora anche se non riconoscente la sua spinta autonoma era più efficace, aveva imparato come muoversi. Si orientava dove prima non riusciva, aveva ascoltato anche se non sembrava. L’abitudine dei giorni assieme lo aveva reso più competente. Quindi ora non dipendeva più e se voleva andava avanti senza sbagliare meta. La sua energia e il suo zaino più leggero non solo nel peso, gli permettevano di fare più strada e in minor tempo. Il percorso da soli gli ha consentito di confidare cose della sua infanzia e del suo passato.

Ma la separazione si è vestita di un nuovo volto quando a Logoso abbiamo incontrato un ragazzo francese di Lion. Non aveva più soldi con sé ed era via di casa da tre mesi: il suo viaggio sembrava una fuga di casa. Non aveva più soldi da giorni e aveva fame: noi e altri due camminatori gli abbiamo offerto alloggio e riparo. Mi ero anche offerto a pagargli a Finisterre il bus di ritorno per Lion: ma a Finisterre non l’abbiamo mai più visto. Ci sono delle separazioni troppo drastiche per non essere perdite.

Il nostro cammino intanto andava incontro al mondo liquido: sia il clima più piovoso, sia la terra rendevano protagonista l’acqua. La Galizia si presentava sempre più nel suo vestito oceanico e il profumo dell’Atlantico si avvicinava. Spesso capitava di trovare H. rapito dal paesaggio.

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