Le domande dal pubblico

Il convegno del 12 novembre scorso si è concluso con una serie di domande dal pubblico, alcune delle quali, per motivi di tempo, sono rimaste sospese e di cui vi siamo debitori.
Abbiamo cercato di fare una sintesi e ve la proponiamo (in neretto il tema delle domande; in coda, in corsivo, le  domande e le risposte di Bernard Ollivier)

La proposta dell’associazione

attività sperimentale. L’associazione è nata per realizzare in Italia quanto proposto da Seuil (www.assoseuil.org) in Francia; Seuil ha seguito l’associazione in tutte le sue attività, garantendo con generosità una consulenza per ogni aspetto affrontato. Grazie a una donazione privata l’associazione è riuscita a realizzare la prima fase sperimentale e cioè:

  • sensibilizzare i servizi e il territorio su questa proposta educativa innovativa;
  • formare l’équipe educativa;
  • selezionare gli aspiranti accompagnatori;
  • far partire i primi ragazzi (in accordo con i vari servizi: USSM, comunità, comuni…..): due hanno fatto l’esperienza di 100 giorni e l’hanno completata, a due invece è stata proposta un’esperienza di un solo mese, perché i fondi a disposizione erano limitati. Uno di questi ultimi ragazzi ha interrotto dopo pochi giorni;
  • organizzare un evento pubblico di restituzione di quanto fatto;
  • commissionare una ricerca scientifica valutativa sui cammini sperimentali (in corso)

Costi. Un cammino di 100 giorni costa circa 30mila euro; questa cifra copre:

acquisto attrezzatura per il giovane;

diaria per la coppia (cibo e alloggio) + una “paghetta di 3€ quotidiani per il giovane;

soggiorno di pre-cammino (4 gg) e post esperienza cammino (4 gg);

trasferimenti della coppia (per raggiungere la città di partenza e per tornare in Italia), per chi del team educativo li raggiunge e per una persona che (aspirante accompagnatore) fa un’esperienza di alcuni giorni di co-cammino con la coppia durante il percorso;

stipendio per l’accompagnatore adulto;

pagamento del lavoro del responsabile cammino (che segue quotidianamente la coppia e coordina il team educativo) e delle consulenze psicologiche;

alcune spese generali dell’associazione (assicurazioni e spese amministrative).

Struttura del cammino

  • dura 100 giorni (perché è dopo tre/quattro settimane che si supera la fase “vacanza” e si vive l’esperienza in modo più penetrante);
  • è per solo un ragazzo, accompagnato da un adulto: far partire due o più ragazzi insieme significa dover gestire in più le dinamiche di gruppo;
  • si parte senza mp3 e senza cellulare per favorire l’incontro con altri, il distacco dal proprio contesto, per dare spazio per pensare;
  • durante tutta la durata il responsabile di marcia è in quotidiano contatto con la coppia;
  • il budget è ridotto, lo stretto necessario per dormire e mangiare, per vivere una vita sobria;
  • sono previsti dei momenti di co-cammino: la coppia può essere raggiunta dal responsabile di marcia e da altri comarciatori (soprattutto prossimi accompagnatori, che fanno così una sorta di tirocinio)
  • Prima della partenza ci sono alcuni giorni di pre-cammino, giorni di preparazione e di conoscenza tra il ragazzo e il suo accompagnatore; al ritorno alcuni giorni di “decantazione”. Ci sono anche dei “riti”: la festa di partenza e quella di ritorno.
  • L’équipe educativa si riunisce regolarmente per discutere delle criticità che via via emergono, delle possibilità sul dopo rientro.

Ruolo dell’équipe educativa. L’équipe educativa è composta dalle persone che sono coinvolte nell’organizzazione del cammino e che seguono il ragazzo: il responsabile di marcia (ha competenze tecnico-organizzative, ma anche di consulenza per la coppia), lo psicologo dell’associazione (che ha dei colloqui con i ragazzi e con gli accompagnatori prima e dopo il cammino), la presidente dell’associazione, qualche volontario con competenze specifiche, l’educatore che segue il ragazzo, eventualmente il suo avvocato…

Nelle riunioni  l’équipe affronta l’andamento del cammino da vari punti di vista (psicologico, tecnico, di evoluzione personale….), discute di misure per gestire le criticità, valuta eventuali proposte di interventi post cammino.

L’accompagnatore. Selezione e caratteristiche dell’accompagnatore, formazione dell’accompagnatore. I cambiamenti osservati? (o forse i rischi a cui si può andare incontro?)

L’accompagnatore non deve avere necessariamente una formazione legata al sociale (scienze dell’educazione, psicologia). La selezione prevede una priorità data alla stabilità emotiva, alle risorse di resilienza e di plasticità all’interno della relazione. Tali caratteristiche ovviamente sono connesse con lo stile di vita e con il benessere psicologico della persona che si candida ad accompagnare un minore.

Nel profilo dell’accompagnatore deve esserci anche la consapevolezza del ruolo del cammino come anche dei propri limiti personali.

I cambiamenti raccontati dagli accompagnatori hanno avuto sempre a che fare con chiarificazioni o emersioni di aspetti poco gradevoli e fragili della propria personalità, che spesso vengono incarnati ed esacerbati dalle modalità relazionali degli adolescenti in difficoltà.

Ad esempio, scoprire di non essere tanto tolleranti nei confronti delle diversità, quanto ci si è rappresentati fino a prima della partenza, può essere una cosa non facile da digerire ma, se osservata e significata rappresenta una prima pietra miliare verso un nuovo percorso di miglioramento e scoperta personale.

Il rischio maggiore legato all’accompagnatore è che la dinamica di conflittualità si blocchi ad un livello di reciproca simmetria in cui entrambi (accompagnatore e ragazzo) non riconoscono il proprio contributo al conflitto, proiettando nell’altro istanze persecutorie o aggressive. Poiché nella maggioranza dei casi è l’adulto che deve compiere l’arduo compito di messa in critica tramite l’autosservazione, se questo non avviene, c’è il concreto rischio che la tensione relazionale possa esprimersi in veri e propri agiti dal parte del ragazzo accompagnato.

Il ragazzo/a: come vengono selezionati i ragazzi; quali sono le procedure per utilizzare un lungo cammino

I ragazzi vengono proposti dai Servizi Sociali che li hanno in carico. Relativamente alla sperimentazione italiana, sono stati indicati dai Servizi di ASL, Comuni e del Ministero della Giustizia. Vagliata la proposta, il ragazzo effettua colloqui separati con la presidente dell’associazione, il responsabile del cammino e lo psicoterapeuta; nel nostro caso, tutti i ragazzi sono stati visti anche da Paul Dall’Acqua, direttore dell’associazione Seuil di Parigi, il quale ci ha istruiti su alcune metodologie di selezione di Seuil. Se i candidati dimostrano di avere un discreto livello di motivazione e caratteristiche compatibili con il lungo cammino, ed esprimono al contempo la volontà di partecipare all’esperienza di “rottura” che si propone (tramite una lettera che viene consegnata alla presidente), il team dell’associazione si riunisce e predispone un’ipotesi progettuale specifica (strutturazione fasi e tappe di pre-cammino e cammino; individuazione accompagnatore; reperimento documentazione necessaria etc.).

Come viene gestito il dopo. Le criticità della realtà italiana

Il rientro dal lungo cammino all’estero prevede un fase di rielaborazione e di distacco guidato. Sostanzialmente, per alcuni giorni ragazzo ed accompagnatore dimorano in un luogo individuato dall’associazione nel nostro territorio, lontano da grandi centri abitati, dove possono essere seguiti da varie figure: il responsabile di cammino (che li ha seguiti quotidianamente al telefono e che li ha raggiunti per verifiche all’estero), lo psicoterapeuta, altri referenti dell’associazione, famigliari, assistente sociale etc., le quali si riuniscono per una festa finale: rito di chiusura dell’esperienza e di apertura verso un futuro diverso che, si spera, sia positivo. Durante questi giorni si svolgono varie attività, mirate all’elaborazione dell’esperienza.

Le criticità del “dopo” sono legate al mantenimento della memoria dell’esperienza positiva del cammino e alla costruzione di una rete di accoglienza solida, in grado di rilanciare il progetto di vita dei ragazzi. Sostanzialmente, le difficoltà sono relative all’individuazione di figure e realtà che sappiano guidare i giovani dopo l’esperienza del cammino, la quale rappresenta un cambiamento che è anche culturale, per tutti.

Adulti. Ci sono altre esperienze analoghe con adulti in percorso penale?

In Italia ci sono alcune esperienze “in esterno” per adulti in percorso penale, nessuna però strutturata come un lungo cammino. Un primo esperimento è stato attivato a fine estate con un progetto rivolto a giovani e adulti, cui ha brevemente accennato Roberta Cortella al convegno (è l’autrice del documentario realizzato per il progetto europeo).

Collaborazioni. Con quali città e tribunali si stanno avviando collaborazioni per far conoscere l’iniziativa?

Fino ad oggi abbiamo cercato di attivare i contatti nel nostro territorio (a partire dalla provincia di Venezia) attraverso le reti delle conoscenze professionali dei soci e socie: quindi USSM Venezia, Centro Giustizia Minorile del triveneto; USSM Trento, comune di San Donà di Piave, comune di Mira, comune di Trieste …

Abbiamo mandato notizia del convegno a tutti gli USSM e Tribunali dei Minorenni del territorio italiano, Uffici SocioSanitari della regione Veneto, reti di camminatori …

Cammini / pellegrinaggi. Quale la differenza della proposta dell’associazione?

La nostra proposta è laica. L’utilizzo di vie storiche verso mete con forte impronta di fede ci è di grande aiuto perché semplifica la soluzione degli aspetti logistici, ci consente di contenere i costi, offre molte occasioni di confronto umano e di condivisione con gli altri camminatori che spesso sono mossi da ragioni di ricerca personale.

Domande a cui è stato risposto alla fine del convegno:

Il cammino è riservato solo agli uomini? Anche donne possono essere accompagnatrici?

Finora, nella sperimentazione fatta in Italia dalla nostra associazione, abbiamo fatto camminare soltanto dei ragazzi, perché non ci sono state proposte dai servizi delle ragazze (che rappresentano comunque una percentuale ridotta dei minorenni autori di reato). In Francia e Belgio sono molte le ragazze che hanno avuto questa esperienza e anche le accompagnatrici. In Francia la “marcia di rottura” è stata proposta anche a una ragazza radicalizzata, che aveva collaborato a un’attentato e che per questo aveva trascorso molti mesi in prigioni. A 16/17 anni ha partecipato ai tre mesi di marcia ed è stato un successo.

Per quanto riguarda gli accompagnatori, era stata selezionata una donna, la cui disponibilità però poi non è coincisa con il periodo del cammino.

Perché è esclusa la musica?

Noi seguiamo la metodologia messa a punto da Seuil (con alcuni adattamenti alla realtà italiana). La musica (intesa ascolto con cuffiette), il cellulare e simili fanno isolare il ragazzo, gli impediscono di stare con i suoi pensieri, di socializzare, di rompere la routine, di uscire dal suo contesto. Per questo non sono permessi.

Un pensiero riguardo “Le domande dal pubblico

  1. Grazie Nicoletta
    Un caro saluto e tanti e tanti auguri per le prossime festività e che l’anno 2019 sia pieno di soddisfazioni ( e di salute)
    Manuela e Guido Bortolussi

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    ________________________________

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