Il nostro primo libro è in uscita

In anteprima la copertina del nostro primo libro, Camminare cambia. Il lungo cammino come strumento educativo per giovani in difficoltà, edito da Ediciclo, in uscita il prossimo 6 giugno. 
Il progetto del libro è nato in seguito al convegno che la nostra associazione ha organizzato lo scorso novembre. Gli interventi degli oratori, il materiale raccolto durante i primi cammini sperimentali organizzati e la ricerca su questa attività svolta dall’Università di Trieste ci sono sembrati così interessanti d meritare da diventare oggetto di una vera e propria pubblicazione. Di questo libro dobbiamo essere grati, oltre agli autori (tra cui Bernard Ollivier e Duccio Demetrio), ai collaboratori della casa editrice Ediciclo, che con professionalità e dedizione ne hanno seguito passo dopo passo la costruzione.
Lo potrete trovare nelle principali librerie nelle librerie online o presso la casa editrice Ediciclo al prezzo di copertina di 15 euro.

Dall’intervento di Duccio Demetrio “Cammino, dunque sono. La valenza formativa del camminare”:

Prima di tutto è viaggiare

Viaggiare (letteralmente andar per via) è la parola che ha figliato camminare: la sua articolazione più importante, dalla cui vicenda ancestrale occorre partire per incontrarsi con qualche riflessione filosofica che possa dai piedi risalire al cervello. Viaggiare può iniziarci alla filosofia o confermare una attitudine ad essa, perché la propensione al filosofare ci riporta alla concretezza del vivere, al rapporto fisico e reale con gli elementi naturali (la terra, l’acqua, l’aria) che sosterranno in ogni caso i nostri passi. Il camminare nella dimensione del viaggiare non equivale del resto a tornare a guardare, a scoprire, ad ammirare, a dare un nome ai vissuti dell’animo nostro? A quanto ci viene incontro? A seconda dei mezzi a nostra disposizione, che autonomamente scegliamo o che la sorte ci mette a disposizione, in ragione del fascino o dell’opportunità che l’una o l’altra possibilità di partire, percorrere e di raggiungere suscita in noi. Ogni viaggio autentico, non inquinato oggi dalle mode turistiche, dalle promesse di paradisi artificiali low cost, dalla ossessione di svagarsi, rilassarsi, dimenticare ad ogni costo, da itinerari costruiti a tavolino o da congegni satellitari di ogni sorta, dovrebbe rimetterci in contatto con noi stessi, non in fuga dal passato, né da un presente meditativo. Come congiuntamente affermano Herman Hesse e il filosofo Sébastien Jallade. Intraprendere un viaggio, che non sia consueto e quotidiano, ci sfida se siamo disposti ad accettarne le condizioni imprevedibili alle quali ci esporrà.

 

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