6 febbraio 2020: Presentiamo il libro a Maerne (VE)

 

Per chi fosse in zona, giovedì 6 febbraio, alle ore 20.30, presso la biblioteca civica di Maerne (VE), presenteremo il nostro libro Camminare cambia, ed. Ediciclo, in cui sono raccolti alcuni materiali, testimonianze e riflessioni sui cammini sperimentali che abbiamo realizzato in Italia.

Qui di seguito trovate un estratto dell’articolo di Marco Catalano, psicoterapeuta che ha seguito i cammini sperimentali. L’articolo completo è pubblicato nel libro; l’estratto che abbiamo scelto si focalizza sui cambiamenti che, grazie all’esperienza del cammino di rottura, Marco Catalano ha potuto registrare nei ragazzi che lo hanno intrapreso.

Dal prima al dopo

Quali sono stati i cambiamenti evidenti e apprezzabili una volta che il ragazzo è tornato dal cammino? È evidente che non fosse possibile, già all’inizio, aspettarsi cambiamenti strutturali, bensì che i protagonisti si dessero la possibilità di esperire le dinamiche relazionali e di condivisione in termini sostanzialmente diversi e alternativi rispetto a quanto fatto prima della partenza.

Lo spostamento che sento di dover menzionare per primo è quello dell’attribuzione di responsabilità rispetto ai conflitti con l’accompagnatore e con l’équipe in generale. Tutti i ragazzi sono partiti con la tendenza prevalente ad attribuire la responsabilità degli eventi negativi che gli accadono all’esterno: «è colpa del sistema, degli assistenti sociali, degli psicologi, del giudice, dei carabinieri, dell’amico ecc…». Dopo il cammino è molto più frequente incontrare la disponibilità ad analizzare le proprie criticità, i funzionamenti irriflessivi che hanno dato vita ad azioni impulsive etc.

È stato, quindi, possibile ravvisare un’assunzione di “paternità” rispetto al proprio contributo al conflitto. Una paternità che, non a caso, nella quasi totalità delle situazioni familiari dei minori, è mancata funzionalmente quando non fisicamente. Tale spostamento di attribuzione è stato possibile solo grazie al lavoro relazionale degli accompagnatori, che hanno dovuto, per primi, assumersi la responsabilità dei conflitti, fare da apripista nel complesso e faticoso lavoro di autocritica delle proprie modalità senza, per questo, cedere alcuna autorevolezza all’interno della relazione con il ragazzo (o forse proprio per questo arricchendosene). Questo contesto favorevole ha dato il via a un laboratorio emotivo itinerante e aperto 24 ore su 24 che ha permesso anche di sollecitare ulteriori movimenti interni.

Tutti i ragazzi reduci dal cammino sono apparsi maggiormente consapevoli della qualità della propria emotività, disponibili e competenti nel parlarne. L’essere immersi costantemente in un ambiente proiettato al movimento, al cambiamento e alla riflessione ha indubbiamente smosso delle risorse soffocate per molto tempo. Il cammino ha offerto loro la possibilità di provare determinati stati d’animo essendo costretti a starci, senza vie di uscita o distrazione. Questo ha permesso, in seconda battuta, alla capacità riflessiva di fare capolino, dando ordine e senso a quanto vissuto qualche ora prima. Frasi come «mi rendo conto di essere stato veramente arrabbiato», «quando sento la vergogna tendo a non ragionare più» sono manifestazioni concrete di questo processo evolutivo che il cammino ha contribuito a mettere in moto.

A ulteriore conferma di quanto affermato, si sottolinea come tutti i meccanismi di difesa arcaici e poco evoluti che, nei colloqui pre cammino, sono stati prevalenti (negazione, proiezione e acting su tutte) hanno lasciato il passo a modalità più evolute come razionalizzazione e intellettualizzazione, spie di un funzionamento che, anche solo ad intermittenza, si è rivelato più complesso e funzionale di quanto fosse in partenza. Se inizialmente le trasgressioni erano infatti attribuite a fattori unicamente esterni, dopo il cammino si è rilevata una maggiore disponibilità a considerare più ipotesi di attribuzione, ipotesi che passassero dal pensiero e da supposizioni anche complesse sul funzionamento della mente.

Infine, il fatto di aver vissuto un’esperienza dall’inizio alla fine, aver, cioè, avuto la forza di attraversare lo scoglio del calo di motivazione e sollecitare la curiosità per il raggiungimento della meta, ha avuto un effetto corroborante dell’autostima dei protagonisti. Questo è valso non solo per loro, ma ha contribuito a ricostruire una credibilità anche all’interno dell’assetto familiare. Anche questo aspetto è da considerare come una spinta iniziale che ha avuto come manifestazione principale una maggiore disponibilità da parte dei ragazzi ad essere coinvolti o comunque intraprendere progettualità a più ampio respiro, caratterizzate dal fatto di doversi “affidare” all’adulto, esattamente quello che è stato vissuto per circa cento giorni lungo il cammino.

 

3 pensieri riguardo “6 febbraio 2020: Presentiamo il libro a Maerne (VE)

  1. L’articolo è chiaro e trasmette un bel messaggio.
    Peccato che sotto ci siano annunci pubblicitari che inneggiano a fare soldi velocemente ( e si sottintende senza fatica ) quali ” guadagna 2359 euro al giorno, cambia vita facendo soldi in pochi giorni” ………… francamente anche no!!!
    Se i ragazzi che hanno fatto questa esperienza leggono entrambi i messaggi sullo stesso mezzo di comunicazione ( il vostro ) che devono pensare?
    Con affetto
    Elio

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    1. grazie ello della segnalazione, che giro al nostro esperto di informatica per capire come risolvere il problema. non siamo noi a scegliere di avere pubblicità, né tantomeno a selezionare quale…

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