Come scegliere un accompagnatore?

Scegliere chi accompagnerà i ragazzi in un lungo cammino educativo è certo uno degli impegni più delicati che l’associazione si trova ad affrontare. Selezionare qualcuno è sempre difficile, significa cercare di capire come la persona che hai di fronte risponderà ai vari problemi che si troverà ad affrontare e se riuscirà a stabilire un legame proficuo con chi dovrà accompagnare. Anche da questa scelta può dipendere il successo del cammino.

Per questo dedichiamo alla selezione molte energie e l’abbiamo organizzata ispirandoci alla prassi messa in atto dall’associazione francese Seuil.

A seguito della nostra ultima “chiamata” abbiamo ricevuto moltissime candidature e il primo passaggio è stato quello di visionare i curricula e le lettere di valutazione; in base a queste abbiamo selezionato i candidati più adatti e li abbiamo invitati a incontrare le nostre due commissioni esaminatrici. La scelta di avere sue commissioni, che incontrano ciascuna separatamente i candidati, ci permette di avere un parere più approfondito e oggettivo.

Le commissioni sono composte da operatori dei servizi: assistenti sociali dell’USSM e del territorio, operatori che gestiscono comunità educative, uno psicologo e il coordinatore di precedenti esperienze. Quest’anno abbiamo chiesto di partecipare anche a uno degli accompagnatori che hanno fatto l’esperienza. Alla fine le due commissioni si confrontano per esprimere i propri pareri sull’adeguatezza o meno dei candidati; quasi sempre i pareri concordano.

Poi si spera che le disponibilità temporali degli accompagnatori possano coincidere con i tempi di partenza dell’esperienza e di avere sempre una o più riserve per poter affrontare eventuali imprevisti, a cui bisogna dare risposta.


Se è vero che crediamo che sia il cammino stesso il compagno di viaggio speciale e nuovo per i giovanissimi che riusciamo a portare sul percorso, è altrettanto vero che avere un adulto che lo affianchi è indispensabile e rende possibile questo lungo distacco per un minorenne. All’adulto si chiede di tenere botta fino alla fine, assorbire i colpi e rilanciare, saper tacere e poter parlare, risolvere e chiedere aiuto, esserci ma anche sapersi fare da parte per lasciar parlare gli eventi o l’incontro casuale. Ci si chiede che caratteristiche deve avere l’accompagnatore e la risposta non soddisfa mai chi fa la domanda. Basta dire che abbiamo bisogno di adulti equilibrati? E’ poi vero che è improbabile che qualcuno si sia già messo alla prova in un’esperienza simile ed è quindi improbabile che si possa fare riferimento ad un trascorso noto ed essere certi delle proprie reazioni, sentirsi pronti. Se il ragazzo torna molto arricchito da un cammino giunto alla meta prestabilita, crediamo che anche l’accompagnatore, pur al costo di molta fatica, possa veramente arricchirsi nell’esperienza. Sarà un ricordo indelebile per entrambi.

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