Giunti a L’Aquila

La propria destinazione non è mai un luogo, ma un nuovo modo di vedere le cose. Henry Miller

Oggi sono arrivati a L’Aquila. L’ultima tappa era di pochi chilometri, percorsi tutti in discesa, da Collebrincioni. Il capoluogo abruzzese si annuncia da lontano con le tantissime gru dei numerosi cantieri aperti.

Negli ultimi giorni M. e Francesco hanno camminato lungo la Via delle Terre Mutate, superando molti dislivelli e toccando quattro regioni (Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo), il Parco dei Monti Sibillini, quello del Gran Sasso e dei Monti della Laga. La presenza delle diverse amministrazioni regionali e dei parchi probabilmente rallenta ulteriormente la ricostruzione post terremoto.

Abbiamo scelto di includere nel nostro percorso il Cammino delle Terre Mutate, che attraversa le zone violentemente colpite dai recenti terremoti dell’Italia centrale (di cui l’ultimo, fortissimo, nel 2016), come gesto di conoscenza e solidarietà verso quei luoghi e le persone che lì continuano a vivere.

Per attraversare questo territorio è stato necessario chiedere l’autorizzazione al transito ai rispettivi comuni. Si tratta di una misura di sicurezza, poiché i segni del sisma sono ancora presenti e possono rappresentare un pericolo: in alcuni casi le macerie dei centri sono state portate via, in altri sono state spianate, in altri invece i ruderi sono ancora in piedi e sugli edifici ci sono le tracce delle proteste degli abitanti, le indicazioni dei tecnici o le transenne per tenere lontano chiunque.

Ogni località ha la propria SAE (soluzione abitativa in emergenza) o MAP (moduli abitativi provvisori)  o new Town (forse l’inglese serve a rendere più presentabili questi agglomerati) dove vivono (o, nel caso di qualche new Town, non più) gli abitanti sfollati dai centri danneggiati.

Francesco e M. hanno fatto una prima tappa a Castelluccio, la cui piana, a causa della siccità, si presenta insolitamente priva dei colori dei fiori, un grande campo di fieno. La compagnia lungo la strada stranamente non manca: da Campi proseguono assieme a Sara, la giovane maestra trentina che si era accampata accanto alla loro tenda, e saltuariamente si incrociano con il gruppo di camminatori accompagnati da Daniele Moschini, una guida della Compagnia dei Cammini. M. e Francesco però sono ormai molto allenati e procedono con passo spedito.

Dopo Castelluccio si sono diretti ad Arquata del Tronto, il cui piccolo centro storico è stato completamente abbattuto dal terremoto del 2016,  con 49 morti su una popolazione di un migliaio di persone. Qui hanno pernottato in una struttura ricettiva comunitaria, costruita dalla Caritas dopo il sisma: il Centro Polivalente di Borgo di Arquata del Tronto.

La tappa successiva è stata Accumoli, dove hanno dormito presso un Bed&Breakfast con una splendida gestione famigliare, il Lago Secco, che deve il suo nome alla vicina oasi WWF. 

Il giorno dopo hanno raggiunto Amatrice, dove sono stati ospiti di alcuni frati con cui avevano fatto un tratto di cammino e che li hanno accolti nella loro casa, un container. La cosa bella del cammino è anche questa: incontrare persone, condividere un pasto, parlare e ascoltare, conoscere.

Venerdì i nostri sono giunti a Campotosto, una delle più belle tappe del Cammino delle Terre Mutate. Nonostante gli oltre 1.300 metri di altitudine e la temperatura glaciale dell’acqua, Francesco e Sara non si sono fatti mancare un bagno nel lago.

Hanno pernottato in un albergo diffuso organizzato dalla proloco, con le stanze dislocate nelle abitazioni del paese. Il check in si fa presso la “Fonte della tessitura”, la casa-laboratorio di Assunta Perilli. Assunta è un’antropologa che un giorno ha ritrovato il vecchio telaio della nonna e ha voluto riscoprire e salvare la memoria del lavoro delle sue concittadine. Grazie all’aiuto di due anziane tessitrici, ha recuperando tecniche, filati, colori, simbologie e storie e ora nel suo laboratorio realizza originali manufatti tessili. Assunta non vende in rete le proprie creazioni, ma solo di persona, nella sua bottega, che è anche un luogo di incontri e di racconti.

In un vicino campo di macerie, con un’amica naturalista, ha anche allestito una sorta di orto botanico, catalogando con cartelli descrittivi le piante cresciute spontaneamente sulle rovine.

Sempre camminando intorno al lago, hanno fatto tappa a Mascioni. La vista spazia sui Monti della Laga e del Gran Sasso, arriva ai monti Terminillo e Vettore e prosegue fino alla Majella. Uno sguardo che tende ad abbracciare l’infinito.

Sabato sono partiti prestissimo, alle 5, e sono stati risparmiati dal temporale che è scoppiato subito dopo il loro arrivo a Collebrincioni, sempre oltre i mille metri. Il paese ha circa trecento abitanti, un vivace gruppo che anima il locale circolo Arci con begli spazi e mille attività, una panchina rossa davanti alla chiesa principale e il suo quartierino di Progetto Case (new Town) già completamente abbandonato per infiltrazioni e crepe..

Il percorso dell’ultimo giorno verso L’Aquila è di soli nove chilometri, quasi completamente in discesa, lungo il sentiero dei nove martiri (giovani uccisi alla fine della seconda guerra mondiale) e della bellissima chiesa della Madonna Fore.

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