Libro

Camminare cambia. Il lungo cammino come strumento educativo per giovani in difficoltà,
edito da Ediciclo.
Il progetto del libro è nato in seguito al convegno che la nostra associazione ha organizzato lo scorso novembre. Gli interventi degli oratori, il materiale raccolto durante i primi cammini sperimentali organizzati e la ricerca su questa attività svolta dall’Università di Trieste ci sono sembrati così interessanti d meritare da diventare oggetto di una vera e propria pubblicazione.

Di questo libro dobbiamo essere grati, oltre agli autori (tra cui Bernard Ollivier e Duccio Demetrio), ai collaboratori della casa editrice Ediciclo, che con professionalità e dedizione ne hanno seguito passo dopo passo la costruzione.
Il libro lo potrete trovare nelle principali librerie, nelle librerie online o presso la casa editrice Ediciclo al prezzo di copertina di 15 euro.

>Alcuni estratti, parte 1
>Alcuni estratti, parte 2

Ricerche

Questa ricerca, avviata nell’autunno 2018 e terminata a settembre 2019, in stretta sinergia tra l’associazione Lunghi Cammini e il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Trieste, ha inteso analizzare i “lunghi cammini” come strumento socio-educativo orientato a promuovere il cambiamento di minori e giovani adulti in difficoltà.
Si sono prese in considerazione le caratteristiche peculiari di questo strumento, soffermandosi

sugli aspetti di contesto che possono amplificare potenzialità e fragilità delle situazioni, sulle dinamiche della relazione di aiuto e sulla necessità di un attento e consistente lavoro per la costruzione di una rete di supporto al percorso, sia per l’associazione che promuove e accompagna i cammini, sia con i servizi che seguono i ragazzi in difficoltà.
> testo integrale della ricerca

Tesi e report

Alla base di questo studio vi è l’analisi del cammino, inteso come spostamento a piedi protratto per più giorni o sviluppato in escursioni giornaliere. In particolare, il focus è incentrato sull’utilizzo della marcia sia come motore di cambiamento per i soggetti in difficoltà, sia come atto volto a migliorare le condizioni di salute delle persone. Sono stato motivato ad approfondire questo tema dalla mia passione per i cammini e dai benefici che

hanno apportato nella mia vita.
L’obiettivo di questa tesi di laurea è quello di indagare i possibili risvolti educativi del cammino, analizzandone diverse applicazioni concrete. La ricerca è stata condotta consultando fonti bibliografiche, intervistando gli attori delle realtà incontrate e condividendo insieme a loro brevi esperienze.
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Qualche mese fa, durante il Corso “Relazione di Cura e Intervento Educativo”, notai seguendo la lezione Educare alla cura di sé, degli altri e dell’ambiente nel corso della vita, che il camminare potesse essere inteso come metodo di cura non convenzionale e rappresentasse al meglio l’unione di questa triade di elementi presenti nel ciclo di vita della persona. Il camminare come cura oggi vede un’ampia diffusione nel nostro territorio:

nel mondo scolastico dall’infanzia all’adolescenza; nell’età adulta come auto-cura; nella terza e quarta età come promozione del benessere. Si tratta di un’efficace strumento d’intervento socio-educativo rivolto ai giovani, che vivono una fase di vita delicata, fatta di disattenzione, esposizione a rischi e pericoli, insicurezza e scarsa autostima.
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Ad ispirarmi e convincermi ad affrontare questa tesi è stata l’esperienza maturata in quattro mesi di tirocinio presso l’Ufficio Servizio Sociale Minorenni del Tribunale dei minori di Venezia. Tale Ufficio segue nel Veneto, su incarico dell’Autorità Giudiziaria Minorile, gli adolescenti denunciati o soggetti a provvedimenti di natura penale. Quando ho cominciato questo percorso ero convinta di dover affrontare quasi esclusivamente situazioni di ragazzi che avevano commesso dei reati,

pensavo quindi di dovermi confrontare solo con questo aspetto: la violazione della legge e la rieducazione all’interno di un universo normativo e contenitivo totalmente estraneo ai minorenni. La realtà si è invece manifestata in tutta la sua cruda verità: il reato è solo l’evento esplosivo scatenante che nasconde dietro situazioni personali, familiari, sociali particolarmente compromesse e articolate.
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L’argomento nasce dalla passione per il cammino come attività fisica e meditativa e dall’aver sperimentato su me stesso i benefici di un cammino a piedi di circa duecento chilometri; ma anche dal vivo interesse per il tema del recupero sociale di chi, soprattutto in età precoce, è incorso in comportamenti devianti. Difatti, il tipo di cammino di cui si parla nel presente lavoro ha una finalità specifica,

che è quella di rieducare e riabilitare alla vita sociale giovani cui sia stata data la possibilità della messa alla prova, prevista nel nostro ordinamento dall’art. 28 del D.P.R. n. 448/1988. Un modello di cammino che in Italia è ancora in fase di sperimentazione, sebbene, grazie al lavoro prezioso dell’Associazione ‘Lunghi Cammini’, ha trovato le prime applicazioni anche in campo giudiziario.
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Il Lungo Cammino è uno strumento indirizzato ad adolescenti che si trovano in situazioni di svantaggio di vario tipo, di dipendenza, che hanno commesso reati: tutti con vissuti di sofferenza e con scarsa fiducia rispetto al futuro e alle proprie capacità.
Il progetto di “Lungo Cammino” si origina in Belgio, ad opera dell‟Associazione “Alba/ Oikoten”, nel 1982 per poi diffondersi secondo tempi e modalità diverse anche in Francia, Germania, Italia.

Per quel che concerne l‟Italia il progetto è stato avviato recentemente grazie all‟Associazione “Lunghi Cammini” che si è costituita nel 2016 e che ha poi avviato quattro cammini sperimentali coinvolgendo nel progetto il Dipartimento di Giustizia Minorile. Tre dei giovani coinvolti nel cammino provenivamo dai Servizi Sociali del territorio mentre il quarto si trovava in messa alla prova.
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Questo elaborato si pone l’obiettivo di dimostrare l’efficacia dei pellegrinaggi giudiziari per minori, come pena in alternativa al carcere.
L’idea di indagare le dinamiche relative al cammino penitenziario nasce dalla necessità di ricercare strumenti adeguati per affrontare le situazioni relative ai minori che hanno commesso reati, garantendo loro, come affermato nella Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e

dell’adolescenza del 20 settembre 1989, che venga preso in considerazione l’interesse superiore del fanciullo, il diritto a un livello di vita sufficiente per consentire il suo sviluppo fisico, morale, sociale, mentale, spirituale e perseguire la strada della ricerca di forme alternative al pena detentiva in carcere.
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Durante il periodo di tirocinio mi ha molto incuriosito un progetto in particolare, il progetto “Lunghi cammini” che vede come protagonisti i giovani che si trovano all’interno del circuito penale. Il mio supervisore, la dottoressa Marilena Sinigaglia, sta lavorando per cercare di portare l’esperienza dei lunghi cammini anche in Italia, ho avuto quindi la fortuna di conoscere da vicino il progetto.

In Francia, Belgio e Germania i ragazzi hanno la possibilità di scontare la pena grazie a numerose misure alternative, una di queste proposte è quella di mettersi in gioco, mettersi alla prova, sperimentare la fatica e la soddisfazione di svolgere lunghe camminate di tre mesi.
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